Excerpt for Lena by Giacomo Banchelli, available in its entirety at Smashwords



Giacomo Banchelli



LENA



Smashwords Edition

License Notes



Sceneggiatura - Versione Italiana



Copyright 2012 Giacomo Banchelli



ISBN 978-88-906678-4-8



Disponibile anche in formato cartaceo su

www.lulu.com/spotlight/GiacomoBanchelli

http://ilmiolibro.kataweb.it/



Quest’opera è protetta da copyright.

È vietata qualsiasi riproduzione, anche parziale, non autorizzata.



In copertina: Lyubimtseva Anna

Ragazza penetrante con gli occhi blu.

Shutterstock

Un ringraziamento pieno d’affetto a tutti coloro che in qualche modo hanno contribuito alla realizzazione di questa sceneggiatura.

INDICE



Personaggi

Note

Sceneggiatura

Sinossi

PERSONAGGI

Lena

16 anni. È una ragazza magra, pallida, si trucca di scuro e veste sempre di nero, ma senza essere una “dark”. Ha un bel corpo ma i suoi vestiti sono sempre abbondanti e lo nascondono. Ha gli occhi azzurri, qualche piercing in faccia, i capelli scuri. Sulle braccia porta le cicatrici di quando si faceva del male da piccola, da sola o insieme all’amica Sara. Frequenta il liceo e va sempre in giro con una borsa a forma di cuore rosso con cinghie nere che diventa un simbolo del suo stato d’animo e cambia aspetto a seconda delle vicende che vive. Non è raffinata nei modi di fare e anzi, talvolta si esprime in modo scurrile. È una grande sognatrice, ma all’occorrenza sa essere molto pragmatica e sa usare le mani anche in modo furioso. Ha un rapporto conflittuale con la madre, divorziata dal padre che non si vede mai. Di solito non fa uso di droghe, ma in compenso le piacciono gli alcolici.

Nonno

È una figura di saggezza e cultura. È il padre del padre di Lena e Lena è attaccata a lui più che a sua madre. È una specie di mago e parla di tutto con scioltezza. Da giovane era un dongiovanni e sapeva ballare bene. Ha sempre vissuto nella stessa casa in cui è nato. Sa usare i Tarocchi e si interessa di occultismo, storia segreta, ufo eccetera. È vedovo. In casa ha una biblioteca molto fornita di testi su questi argomenti misteriosi. Ha una certa sensitività. Da dopo il divorzio non va d’accordo con la madre di Lena. Quando parla con Lena beve sempre del caffè d’orzo caldo sempre dalla stessa tazza. Ha dei problemi al cuore, e muore proprio a causa di esso.

Marco

18 anni. Ragazzo del liceo di cui Lena si innamora. Ha molti problemi esistenziali, non riesce a trovare un posto nel mondo, sente un vuoto incolmabile dentro di sé e questo senso di smarrimento e nichilismo lo porta quasi al suicidio. Sta sempre solo, non ha amici, non parla con nessuno al di fuori di Lena. Il suo viso è sempre triste. Veste di scuro.

Sara

16 anni. La migliore amica di Lena. Frequenta lo stesso liceo ma in un’altra classe. Veste casual e sportivo, non è una dark. Non le piace il proprio corpo. Sulle braccia ha qualche cicatrice dei tagli che si è fatta da sola e insieme a Lena, in più, ha le pieghe di entrambi i gomiti arrossate a causa delle punture di droga. Da piccola ha visto la madre andarsene via e abbandonarla, senza mai più tornare né farsi sentire, e questo ricordo la tormenta e i sensi di colpa le provocano delle crisi depressive che affronta facendo un crescente uso di droghe. Per procurarsi soldi non esita a prostituirsi e ha amici spacciatori che la riforniscono ad ogni occasione. Per le stesse ragioni ha istinti autolesionisti. Porta sempre con sé una foto della madre morta. Diventa una tossicodipendente, ma pronta ad uscirne con l’aiuto di Lena.

Caterina

Capogruppo di una gang al femminile di ragazze che fanno violenza e girano armate di coltello. Porta sempre un coltello a farfalla in tasca e lo sa maneggiare bene. Non è una dark. È una lesbica repressa che sfoga la sua rabbia usando violenza su altre ragazze.

Mamma di Lena

È una donna scontenta che dopo il divorzio è diventata aggressiva e stressante nei confronti di Lena, non perde occasione per criticarla e non ci va d’accordo. Veste sempre con abiti marrone scuro. Considera il nonno un cialtrone che ha messo in testa a Lena un sacco di idiozie mistico esoteriche. Però anche lei sapeva usare i Tarocchi e aveva regalato il suo mazzo al nonno, prima di abbandonarli per non affidarsi troppo a loro.

Marika

Una compagna di classe di Elena. È una ”mezza” dark.

Lorena, Simona, Daniela

Le tre amiche tirapiedi di Caterina. Daniela è quella che riprende tutte le loro malefatte con il cellulare.

Elena

Un’amica di Lena. Frequenta lo stesso liceo ma in un’altra classe. È maggiorenne e guida la macchina. Non è una dark.

NOTE

(1)-Questa scena di Sara può essere intervallata con quella in cui Lena e Marco fanno l’amore.

(2)-La scena può essere intervallata con le sequenze al Decadence e fino a quando tenta il suicidio. Può anche essere un’animazione.

La borsa a cuore è larga ma di basso spessore, di un colore rosso vivo e luminoso, è fatta di un tessuto imbottito e morbido e dotata di una lunga cinghia nera per portarla a tracolla. È chiusa con una cerniera. Lena la porta sempre appesa a una spalla e appoggiata contro un fianco. Nelle riprese orizzontali di lei che cammina da sola ed è ripresa sul fianco, c’è sempre la borsa fra lei e la cinepresa. La borsa a cuore simboleggia il suo cuore, per questo appare in modo diverso a seconda dei suoi stati d’animo. In alcune scene viene detto che la borsa a cuore non c’è, il che può significare che Lena non l’ha con sé, oppure che ce l’ha ma non viene inquadrata e quindi non compare. Se non è specificato niente sulla borsa, significa che non è presente nella scena.

Quando compare una scena che inizia con “IMMAGINAZIONE DI” significa che compaiono immagini oniriche partorite dall’immaginazione del personaggio cui fa riferimento.

Per motivi di chiarezza, vengono usati in modo distinto il termine “bagno” e il termine “gabinetto”. Con “bagno” si intende l'insieme dei vari gabinetti, degli orinali a muro e dei lavandini (specialmente nelle sequenze all'interno del Decadence e del liceo); mentre invece il “gabinetto” è solo il piccolo spazio racchiuso fra tre pareti e una porta, contenente solo il water o la turca.

“V.O.” significa “Voice Over” cioè “voce fuori campo”, vale a dire che si sente la voce del personaggio senza che egli stia parlando davvero.



Giacomo Banchelli



LENA

INT. AUTOBUS - GIORNO

L’autobus corre per le strade di Bologna. Al suo interno, nessuno parla con nessuno. Lena è seduta vicino alle porte centrali, ha la borsa a cuore sulle gambe, appoggia il mento sul pugno chiuso e guarda la città fuori dal finestrino. Dagli avambracci scoperti si notano alcune delle sue cicatrici. Nel finestrino accanto a lei c’è una crepa larga e molto evidente.

LENA (V.O.)

Ho sedici anni, a volte guardo da un finestrino il mondo che passa veloce e non so che cosa sto provando. Forse perché preferisco camminare piano, non mi piace andare veloce, mi impedisce di sentire le cose, mi impedisce di sentire le persone. Non voglio che gli altri diventino per me quello che sono diventati per mia madre: abitudini, numeri, fastidi, o pericoli. Non voglio diventare un adulto perso nel mondo e perso dentro sé stesso.

***

IMMAGINAZIONE DI LENA

Mentre Lena pensa, compaiono scene accelerate del caos del centro urbano di Bologna, fiumi di automobili che scorrono a gran velocità lungo le strade, persone che camminano veloci senza guardarsi né comunicare, persone che entrano ed escono da negozi e centri commerciali con borse in mano. Alcune di queste scene sono mescolate a scene di uccelli che volano sul fiume Reno.

***

INT. AUTOBUS - GIORNO

Lena guarda i passeggeri che non comunicano tra di loro.

LENA (V.O.)

A volte mi sento così distaccata da loro, mi sembrano tutti chiusi nei loro gusci. Forse anche loro hanno paura, o forse sono solo confusi e storditi, hanno i pensieri e le emozioni chiusi in una gabbia. A volte mi viene voglia di distruggere tutto!

Sbatte un pugno sul finestrino e il colpo allarga la crepa.

***

IMMAGINAZIONE DI LENA

Una mandria di bisonti corre lungo una strada. Poi devia verso l’alto e prosegue la corsa sulla facciata verticale di un grande palazzo coperto interamente di vetro. I loro zoccoli frantumano le vetrate e i cocci si spargono nell’aria come se stessero esplodendo.

***

INT. AUTOBUS - GIORNO

L’autobus è fermo e i passeggeri la guardano. Lei esce dalla sua immaginazione, si rende conto di aver rotto il vetro e fa una risatina da scema.

La porta centrale si apre e lei si precipita fuori dall’autobus.

***

PARCO DI VILLA SPADA - NOTTE

Nel cielo ci sono la luna piena e le stelle che illuminano il parco. Lena è seduta sull’erba sotto un lampione da cui penzola una catenella come dalle docce sulle spiagge. Tiene la borsa a cuore accanto a sé e volge la schiena alla cinepresa.

LENA (V.O.)

Forse sono io ad essere chiusa in una gabbia e di riflesso penso che lo siano anche gli altri. Mi sento così piccola certe volte, mi sembra di essere un piccione storpio in mezzo ad una piazza di sabato pomeriggio.

Alza il braccio, afferra la catenella e le dà un colpetto verso il basso. Si sente un “clic” da lampada sul comodino e nel cielo si spengono la luna e le stelle. Il cielo diventa buio e lei resta seduta nella luce del lampione.

***

INT. STANZA DI SARA - NOTTE

L’atmosfera ha colori lividi. Di fianco al letto c’è un comodino e, contro il muro, uno specchio alto un paio di metri. Intorno e sul letto sono sparsi spinelli e bottiglie di alcolici. La borsa a cuore è appoggiata su una sedia.

Lena e Sara si masturbano, ognuna per conto proprio, sotto le lenzuola che le coprono fino al collo. Le loro voci sono modellate e ovattate dal piacere.

LENA

A chi stai pensando?

SARA

A uno degli spacciatori che conosco, mi piace un casino.

LENA

Io sto pensando a Marco.

SARA

Sempre lui, Marco il solitario.

LENA

Non so quanto ce l’ha grosso ma me lo voglio fare.

SARA

Sporcacciona.

LENA

Senti chi parla.

Sara prende una bustina di polvere bianca dal cassetto del comodino accanto a lei. La apre, mette un po’ di polvere sulla punta di un dito e la appoggia sotto una narice di Lena.

SARA

Prova questa. Respira forte!

Lena respira forte e sniffa la polvere.

LENA

Cos’è?

Sara, col dito, spalma la polvere residua sulle gengive di Lena. Poi prende dell’altra polvere dalla bustina, la sniffa e ne spalma l’avanzo sulle proprie gengive. Appoggia la bustina sul comodino e ricomincia a masturbarsi, grattandosi il naso.

SARA

Adesso te ne accorgi.

Lena si gratta il naso, le lacrimano gli occhi e va su di giri.

LENA

Ommioddio che è sta roba?

SARA

È forte eh?

Lena ha un orgasmo e si calma. Prende una bottiglia di birra e la sorseggia mentre guarda Sara. Dall’ombelico in giù è coperta dalle lenzuola.

Sara ha un orgasmo a sua volta e geme a voce alta. Poi si calma.

LENA

Ho vinto io.

SARA

(sorridendo)

Zoccola.

Si guardano e ridono.

LENA

Cos’era quella polvere che mi hai dato?

SARA

Un miscuglio di eroina e altra roba.

LENA

Dove l’hai comprata?

SARA

Dagli amici.

LENA

Quelli che vanno sempre in giro con l’Alfa grigia?

SARA

Si, loro. Comunque non hanno sempre l’Alfa, dipende da chi guida.

LENA

Quanto l’hai pagata? … Dove hai preso i soldi?

SARA

Che ti importa? Li ho.

LENA

Ok, però puoi dirmelo che fai certe cose.

SARA

Non sono mica cose di cui si parla in giro così come i cioccolatini.

Lena guarda la bustina di polvere bianca sul comodino. Poi prende una bottiglia di birra e ne beve un sorso.

Sara scende dal letto, indossa le mutande e va davanti allo specchio. Si tocca il sedere e i seni.

Lena la guarda, tenendo la bottiglia in mano.

SARA

Mi è cresciuta la cellulite.

LENA

Ma va là che stai benissimo!

SARA

Fai presto a parlare tu, sei magra, hai un bel corpo, non ti costa niente dirmi che sto benissimo anche se non è vero.

LENA

Non fare la stronza!

Sara guarda Lena.

SARA

Perché su questa cosa non riesci ad essere sincera con me? Io ho un brutto corpo, ho il culo largo e le tette piccole, sembrano due uova di gallina … fritte.

LENA

Io ho un corpo qualsiasi, non sono nessuno, non avrei alcuna possibilità in un concorso di bellezza in mezzo a delle vere strafighe. Devi accettarti Sara, non è difficile.

SARA

Per te, non è difficile.

Sara si guarda allo specchio.

LENA

Ci sono persone che sono bruttissime fisicamente e riescono a vivere in pace.

SARA

Non so fino a che punto siano davvero in pace o se lo danno a bere.

LENA

Se tu non ami il tuo corpo non significa che tutti abbiano lo stesso problema. Non mi sembra che tu abbia mai avuto difficoltà a trovare ragazzi.

SARA

Si ma sono sempre dei ragazzi bruttini che non hanno di meglio che venire con me.

LENA

Non è vero, Roberto per esempio, era un bel tipo e pieno di donne.

Sara non la ascolta, allarga l’elastico delle mutande e si guarda il pube.

SARA

Però la mia patatina mi piace, è carina.

LENA

Si ma non c’è solo quella, e il resto del corpo?

SARA

Il resto no.

LENA

Va beh, stai pure li a piangerti addosso.

Lena beve un sorso di birra.

~~

Lena e Sara sono stese sul letto in maglietta e mutande. Fumano e bevono.

LENA

Cos’hai deciso di fare con Gianluca?

SARA

Lo mollo, ormai è finita. Questa relazione è diventata solo un peso.

LENA

Immaginavo che avresti deciso così.

SARA

L’avevo già deciso da tempo, però non lo sapevo ancora.

LENA

Chissà come reagirà?

SARA

Per me si mette a piangere.

LENA

Oddio speriamo di no! Mi cadono le braccia!

Ridono e fumano ancora.

SARA

Lena, ti va di bucarmi un capezzolo con un ago?

LENA

Un capezzolo?

SARA

Si.

LENA

Vuoi fare un piercing?

SARA

No, ho solo voglia di una scarica di adrenalina che mi faccia decollare la testa e mi porti lontano da qui.

Lena solleva un avambraccio e mostra le cicatrici a Sara.

LENA

Ne abbiamo già fatte in passato di queste stronzate. Se vuoi una scarica di adrenalina fatti una puntura di epinefrina, l’andiamo a rubare in ospedale se hai voglia di esperienze forti.

SARA

Mmm non mi va.

LENA

(toccandosi uno dei suoi piercing)

Guarda che il momento del buco non è così emozionante come credi. Ti accompagno a fare un altro piercing da un professionista se ne vuoi uno.

SARA

Non voglio un altro piercing!

LENA

Va bene, se ci tieni a rivangare le vecchie cazzate ti accontento. Hai un ago?

Sara prende una scatoletta con aghi e fili dal cassetto del comodino, la apre e passa due aghi a Lena. Toglie la maglietta e il reggiseno e si sdraia.

Lena le afferra un capezzolo.

LENA

Pronta?

SARA

Si.

LENA

Stasera hai proprio deciso di soffrire.

Si guardano negli occhi.

LENA

Lo faccio sul serio! Non credere che stia scherzando.

Sara respira profondamente.

SARA

Vai!

Lena le buca il capezzolo e Sara stringe i denti, provando dolore e piacere.

SARA

Che scarica!

Lena lascia andare il capezzolo e l’ago in esso piantato.

LENA

È una punizione che infliggi al tuo corpo perché non è come quelli che si vedono in tv?

SARA

Zitta e bucami anche l’altro.

Lena prende un altro ago e glielo infila nell’altro capezzolo.

Dettaglio: dai capezzoli di Sara escono gocce di sangue.

LENA

Sei pazza da legare.

SARA

Voglio vedermi allo specchio.

Sara si siede sul bordo del letto e si guarda allo specchio, mentre Lena, turbata, la osserva.

SARA

(ridacchiando)

Mioddio sono proprio un mostro. Un fenomeno da baraccone.

LENA

Piantala adesso, mi fai incazzare!

Sara guarda sé stessa negli occhi.

SARA (V.O.)

Sei uno schifoso fenomeno da baraccone che ha lasciato fuggire sua madre senza far niente.

Sara si innervosisce: muove gli aghi e tira i capezzoli per far uscire più sangue.

LENA

Ehi, basta adesso, Sara, basta con le cazzate, che stai facendo?

Lena prende le mani di Sara, che si guarda intorno spaesata come se fosse appena uscita da uno stato ipnotico.

SARA

(confusa)

Niente, volevo solo toglierli.

LENA

Te li tolgo io. Abbiamo bevuto un po’ troppo stasera.

Lena fa sedere Sara sul letto e le sfila gli aghi dai capezzoli.

SARA

Perdo sangue.

LENA

Grazie al cazzo non sei mica un puntaspilli! Andiamo a disinfettarli.

SARA

Basta cazzate stasera.

Lena prende il viso di Sara fra le mani.

LENA

Ecco appunto, falla finita, mi stai facendo tornare l’angoscia di una volta e non voglio, non la voglio più hai capito? … Andiamo.

Lena mette un braccio intorno alle spalle di Sara e la conduce verso la porta.

SARA

Non ti preoccupare piccola.

LENA

Sei una cagna autodistruttiva.

Lena apre la porta ed escono dalla stanza.

***

INT. CASA DI LENA - CUCINA - GIORNO

La casa è un appartamento in un condominio e con un arredamento semplice, non sono gente ricca. Lena fa colazione in pigiama, seduta davanti alla TV accesa.

Arriva sua madre.

MAMMA

Stai ancora mangiando? Datti una mossa che è tardi.

LENA

Arrivo arrivo.

MAMMA

Ti ricordi che l’altro ieri sei entrata con un quarto d’ora di ritardo e la prof ti ha fatto portare la giustificazione?

LENA

Ancora! C’era un incidente che bloccava la strada e ho dovuto fare il giro largo.

MAMMA

Se tu parti in anticipo raggiri gli imprevisti!

Lena alza gli occhi per il nervoso.

LENA

Mmmmmmm!

MAMMA

Anche per la figura che fai fare a me, sembra che non ti abbia mai insegnato niente!

LENA

Capirai, sarò io che ci faccio una figuraccia, non tu.

MAMMA

No la faccio anch’io scusa! E non mi piacciono queste figuracce con i professori che poi dicono che non mi preoccupo se mia figlia arriva in ritardo a scuola. Sei sempre in ritardo per la miseria!

LENA

Ti preoccupi di ogni stronzata che pensa la gente, come si fa a vivere così! Ma un po’ di leggerezza ci vuole!

MAMMA

L’educazione Lena! Dopo la scuola che fai?

LENA

Vado da Sara ed Elena, dovrebbero esserci anche gli altri, poi vado a salutare il nonno e stasera al Decadence.

MAMMA

(sbuffando, contrariata)

Il nonno!

LENA

Uffa piantala!

MAMMA

Che ci posso fare se non lo sopporto?

LENA

A me piace, il nonno.

MAMMA

Non è certo un buon esempio per te, con tutti i suoi discorsi fra le nuvole.

LENA

Il nonno non è un sognatore, è solo saggio.

MAMMA

Pfff …

La discussione si infiamma, il tono di Lena e sua madre diventa più aggressivo e alzano la voce.

LENA

C’è qualcosa che faccio che non debba essere sottoposto alle tue critiche e al tuo giudizio? C’è qualcosa che riesci a prendere serenamente come viene senza farti delle seghe mentali oppure no?

MAMMA

Io non mi faccio delle seghe mentali, sono solo con i piedi per terra, a differenza di te e di tuo nonno. E non mi piace che lo frequenti tanto va bene? Posso dirlo!?

LENA

Puoi dirlo ma tanto non sono d’accordo.

MAMMA

Fa come ti pare allora! Fai di testa tua e non ascoltare mai gli altri!

LENA

Infatti faccio come mi pare sennò qui fra un po’ mi metto la catena al collo, la ciotola per terra e la mattina mi faccio mungere le tette.

MAMMA

Aaaaaa che dramma! Che dramma! Come se ti impedissi di uscire di casa o ti obbligassi a fare chissà cosa!

LENA

Non è quello il discorso, è il dover sempre andare a cercare il difetto in tutto quello che dico o che faccio, andare sempre a smontare le iniziative e il buon umore, avere tremila ossessioni e paure che poi attacchi a me e io non le voglio! Non le voglio le tue ossessioni e le tue paure anche di prima mattina!

MAMMA

Io cerco di farti ragionare perché tu hai sempre la testa fra le nuvole, poco ci manca che ti investa una macchina in mezzo alla strada quando vai in giro col naso per aria come un’oca! E dai sempre retta alle favole che ti racconta quel vecchio invece di crescere!

LENA

(voce più bassa, il tono è più malinconico)

Almeno lui me le raccontava le favole.

MAMMA

Anche troppe! Poi si vede dai voti che prendi a scuola come va a finire e dal fatto che giri tutto il giorno come un cane randagio con degli sfigati che non ti possono dare niente di buono.

LENA

Mi danno la loro amicizia tanto per cominciare! Uno va in giro con altri solo perché gli “danno” qualcosa? Che cosa mi devono dare? Parli di soldi? O una pacca sulla spalla? Io ci sto bene con loro e questo mi basta!

MAMMA

Non parlo di soldi, vedi che non capisci?

LENA

E se sono io che voglio dare qualcosa a loro perché gli voglio bene?

MAMMA

Stai diventando una specie di barbona come loro, a fumare, bere e magari a farsi di qualcos’altro dietro una discoteca!

LENA

È questa l’idea che ti fai della gente senza conoscerla? Ecco perché non hai amici e neanche un nuovo compagno, perché se non sono inquadrati come te non vanno bene. La gente non ti vuole fra le palle perché sei TU che non vuoi avere amici, il rifiuto degli altri è solo un riflesso perciò non fare la vittima e non farmi ridere!

MAMMA

È solo un riflesso!? Eccole le stronzate di tuo nonno!

LENA

Perché devi rompere i coglioni se una cosa non è come dici tu?

MAMMA

Senti ragazzina qui dentro si sta alle mie regole oppure fuori!

Sua madre le tira un orecchio.

Lena si ribella: le toglie il braccio con una manata e si alza in piedi di scatto, colpendo la sedia con le gambe. Appoggia le dita sulla forchetta, accanto al piatto in cui stava mangiando, sembra che voglia impugnarla.

Si guardano in cagnesco. Poi, Lena si siede e le volge le spalle.

LENA

Sei una mamma di merda!

MAMMA

Cos’hai detto?

Lena sbatte con forza il palmo di una mano sul tavolo, fa un gran rumore, trema tutto quello che c’è sul tavolo e lei si gira di scatto per urlare in faccia a sua madre:

LENA

Che sei una mamma di merda e che mi aggredisci sempre se non dico quello che pare a te!

Lena le volta di nuovo le spalle e cerca di proseguire la colazione, senza riuscirci.

MAMMA

Fai solo stronzate.

Sua madre se ne va arrabbiata.

***

STRADE - GIORNO

Lena cammina con la borsa a cuore a tracolla sotto il portico di Via del Baraccano e prosegue in Via Santo Stefano, verso la piazza. Spira un’aria che le sventola i capelli in un modo romantico che evoca fronde di alberi smossi dal vento in un bosco.

***

PIAZZA SANTO STEFANO - GIORNO

Andrea, Mauro, Sara, Elena e Marika sono seduti sui muretti e parlano, fumano sigarette, fanno girare uno spinello.

Lena arriva a piedi, con la borsa a cuore a tracolla, mentre Sara tiene in mano lo spinello.

ANDREA

Oh guarda chi c’è!

LENA

Ciao a tutti.

SARA

Ciao, vieni qui piccolina, dammi un bacio.

Sara e Lena si abbracciano e si baciano su una guancia.

LENA

Ciao.

ELENA

Anche a me un bacio.

Lena dà un bacio sulla guancia ad Elena.

MARIKA

Ciao Lena.

LENA

Ciao.

Lena dà un bacio anche a Marika.

LENA

Che fate di bello oltre a fumare? A proposito, passamene un po’.

Sara passa lo spinello a Lena, che dà una tirata e fa proseguire il passamano.

SARA

Andrea ci stava parlando di un suo amico che prendeva gli acidi.

ANDREA

Prendeva, adesso non è più nemmeno in grado di centrarsi la fronte con le dita.

LENA

Se gli acidi sgrassano i tubi non vedo come possano far bene alla salute.

ELENA

Va beh, non sono mica gli stessi acidi.

LENA

Sto scherzando, ma se li hanno chiamati così ci sarà pur un motivo, non li hanno chiamati zuccherini.

ANDREA

Bruciano il cervello e l’uccello. L’hai mai visto con una donna questo qui? Adesso ha bisogno dell’infermiera per pisciare, fortuna che i suoi sono ricchi, altrimenti lo dovevano mettere in un istituto.

ELENA

Chi sono i suoi?

ANDREA

Suo padre è un avvocato e sua madre un architetto, due laureati da centodieci e lode che hanno partorito un coglione di prima categoria.

SARA

Chissà, forse aveva dei complessi di inferiorità verso i suoi e non ha retto il confronto, ha preferito bruciare tutto e rinunciare.

LENA

Che stronzo! Gli sta bene di essere diventato uno zombi!

Sara gira la testa verso Lena.

SARA

Come sei cattiva!

LENA

Ma dico non c’è di meglio da fare che appiccicarsi quei cosi sulla fronte o sulla lingua come dei mongoloidi per poi diventare davvero dei mongoloidi? Testa di cazzo!

Andrea ride.

ELENA

Cambiamo argomento, stasera dove andiamo?

MARIKA

Al Decadence, c’è un concerto che voglio vedere.

ANDREA

Di chi?

MARIKA

I Presadiretta. Sono un gruppo punk rock che fanno canzoni su temi sociali e politici. Il cantante è il moroso di una mia amica.

ANDREA

La scena musicale è piena di questi gruppi “socialmente impegnati” e sono un po’ tutti uguali.

MARIKA

Questi però sono più bravi e sono amici miei per cui voglio andarli a vedere, non me lo perdo il loro concerto, voi fate quello che vi pare.

LENA

Per me va bene.

MAURO

Magari prima andiamo in centro città, alle cantinette.

ANDREA

No centro città no pietà, anche stasera!

MAURO

Vacci di meno per i cazzi tuoi così ci sei quando ci siamo anche noi.

Lena dà un colpetto su un braccio a Sara e le parla vicino a un orecchio.

LENA

Allora l’hai fatto?

SARA

Si.

Lena ridacchia e prende in disparte Sara, la fa scendere dal motorino e si allontanano di qualche passo dal resto del gruppo.

LENA

Vieni qui. Raccontami tutto.

SARA

Quando gli ho detto che tra noi era finita si è messo a piangere come un bambino, che scena pietosa, dovevi vederlo!

LENA

Te l’avevo detto che era un palle mosce.

SARA

E poi gli faccio “ma scusa, non ti eri reso conto da solo che tra noi non funzionava più? Non riuscivamo nemmeno più a farci due risate insieme” eccetera, e lui a mi mo, ma “io ti voglio ancora bene, voglio stare con te, perché tu mi piaci davvero”, si ho capito figlio mio però, se una storia è finita, è finita, se anche tu vuoi stare con me ma sono io che non lo voglio più, devi accettare che io non provo più i sentimenti che provavo prima e anzi, forse li avevo sopravvalutati. Poi lui mi dice che gli dispiace, che vuole che io ci ripensi, e gli ho detto “no, ci ho già pensato, chiuso!” E lui mi da della stronza!

LENA

(ridendo)

Ah si?

SARA

Dice che sono una stronza, una puttana, che mi scopo gli altri, che faccio i bocchini in giro, che lo prendo in culo anche dagli albanesi. Cioè ma sei fuori? Come ti permetti di dirmi certe cose! Sarà tua madre che va in giro a fare i bocchini per averti fatto crescere così sfigato … e io che mi ci sono anche messa insieme! Al che lui ha iniziato a piangere mentre mi insultava, sai quei bambini dell’asilo che si litigano i lego?

Lena ride.

SARA

Guarda è da quando siamo qui che parliamo di gente che io li bastonerei tutti cazzo! E poi va avanti mi insulta ancora, me ne ha dette di ogni che non me le ricordo e non me ne frega un cazzo! Cioè puoi darmi della spinellata, della tossica se vuoi perché almeno questo è in parte vero, lo ammetto.

Lena aggrotta un po’ la fronte al sentire la parola “tossica”.

SARA

Ma darmi della falsa e bugiarda e tutto il resto no! Alla fine gli ho detto “senti bello, vai affanculo, vai a piangere a casa dalla mamma, io cancello il tuo numero dalla rubrica, girami al largo e non mi rompere più le palle, aria!”

LENA

E te ne sei andata senza voltarti.

SARA

Ma si l’ho piantato lì! Se non ci voglio parlare, basta, chiuso! Prendo ossigeno e bona. Mi dovevo già rendere conto di com’era dalla sua insulsaggine a letto, che poi si è rivelata la stessa di fuori dal letto.

Sara prende il cellulare dalla tasca, lo apre e guarda il display.

LENA

L’hai fatto piangere, povera stellina, gli hai comprato anche il biberon?

Si mettono a ridere, poi Sara prende Lena sottobraccio e si riuniscono al gruppo.

Andrea scende dal motorino e parla mentre apre il sedile posteriore per prendere il casco.

ANDREA

Ragazzi, devo andare a casa, ci vediamo stasera al Decadence, se qualcuno ha bisogno di un passaggio mi faccia uno squillo.

ELENA

Allora vado anch’io a questo punto che mi devo lavare, è tutt’oggi che sono in giro e puzzo come una capra.

SARA

(a Lena)

Andiamo via anche noi?

LENA

Se hai voglia di restare ancora resto anch’io.

SARA

Ok restiamo. Ci facciamo un’altra cannarozza?

LENA

Eh dai, quella di prima non l’ho neanche sentita.

***

EST. CASA DEL NONNO - GIARDINO - GIORNO

La casa del nonno è piccola, vecchia e su due livelli. Intorno ha un giardino, nel quale, vicino alla casa, c’è una dependance.

Il nonno sta innaffiando le piante e innaffia anche il nano di ceramica, piccolo e dai colori vivaci, posto vicino all’ingresso.

Lena arriva a piedi, con la borsa a cuore a tracolla. Apre il cancellino ed entra.

LENA

Ciao nonno.

NONNO

(molto contento)

Ciao Lena! Come va?

LENA

Bene, tu?

NONNO

Bene anch’io.

Lena e il nonno si abbracciano. Poi lui le solleva il mento e la guarda negli occhi.

NONNO

Fammi indovinare … quando hai quella faccia significa che hai litigato con tua madre.

LENA

Un po’.

NONNO

Quando succede i tuoi occhi perdono un po’ della loro luce, si nota bene quando sai come sono quando brillano.

LENA

Ormai mi conosci meglio di me.

NONNO

No, è solo che non ce la fai a ingannarmi. Però non devo essere sempre io a indagarti, quando vieni qui spara tutte le cartucce, dimmi “nonno, mi è successo questo” oppure “nonno, sento questa cosa dentro di me”. È una brutta abitudine far sempre indagare agli altri il tuo stato d’animo, li costringi a sforzarsi per dedicarti attenzione e così ti appropri della loro energia con un gioco scorretto.

LENA

Lo so, a volte mi dimentico.

NONNO

Non ti preoccupare, avrai tutto il tempo per conoscerti meglio, anche se, lo ammetto, le sorprese non finiscono mai. Comunque! Dato che sei arrivata inaspettata e che la tua visita già mi illumina la giornata, non resisto più ad una tentazione, è una cosa a cui penso da tempo e mi chiedevo quale fosse il momento migliore per farla. Inizialmente ho pensato che il tuo compleanno sarebbe stato il più opportuno ma la mia vocina interiore mi diceva che non sarei riuscito a resistere fino a quel giorno.

LENA

(sorridendo)

Eh?

Il nonno e Lena si fermano a pochi metri dalla dependance.

NONNO

Chissenefrega, ti regalerò qualcos’altro per il compleanno.

LENA

Ma dai lo sai che non devi farmi regali! Hai due soldi bucati di pensione e li spendi così?

NONNO

Non ho speso mica niente per questo regalo, era già pronto da quarant’anni.

LENA

Che cos’è?

NONNO

Tu non avere pazienza? Andare affanculo.

LENA

Ok, non dico più niente.

Lena, impaziente, si mordicchia un pollice muovendo le gambe.

LENA

(con voce da bambina)

Eddai cos’è? Adesso mi hai incuriosito!

Il nonno le indica la dependance.

NONNO

Guarda lì.

Lena guarda la dependance.

LENA

Che cosa?

NONNO

Quella.

LENA

Il regalo è nella dependance?

NONNO

No … è qui.

Il nonno prende dalla tasca un mazzo di chiavi, sgancia la chiave della dependance e la dà a Lena.

LENA

Non sarà mica la chiave della dependance?

NONNO

Proprio così, è quella il tuo regalo.

LENA

Cos’è quella?

NONNO

Il tuo regalo.

Lena gli salta addosso urlando di gioia.

LENA

Grazie grazie! È fantastica. Come ti è venuto in mente, sei impazzito?

NONNO

Non ancora.

LENA

Ma dai è meraviglioso, non posso accettare!

NONNO

Prendi queste chiavi e non rompere.

LENA

Che bello, la mia prima casa! Voglio andarci dentro.

Lena prende le chiavi e corre verso la porta della dependance.

***

INT. DEPENDANCE - GIORNO

L’interno è vecchio ma in ordine. C’è un letto, un tavolo, una TV a tubo catodico, sedie, tende, lampade, un armadio, una madia, termosifoni, suppellettili, bagno e cucina.

Lena apre la porta, entra e appoggia la borsa a cuore su una sedia, esplora gli interni e apre alcune finestre. Il nonno la segue.

NONNO

Bisogna darle una rinfrescata ma in generale è a posto, i sanitari funzionano, c’è l’acqua corrente, telefono, TV, elettricità, riscaldamento eccetera. Magari bisogna dare una lubrificata alle porte e alle finestre.

LENA

Non sai quanto sono felice in questo momento. È stato come … un fulmine.

Lena accende il televisore usando il telecomando, ma c’è solo l’effetto sabbia senza audio.

NONNO

Magari il televisore lo compriamo nuovo.

LENA

Ormai ci sono schermi piatti e digitale terrestre, bisogna rinnovarsi nonno.

NONNO

Già.

Lena ha le lacrime agli occhi. Lo abbraccia e lo bacia sulle guance.

LENA

Grazie.

NONNO

Ma di che. A me questo posto non serve più ormai, anche se l’ho usato spesso da giovane.

Vanno alla finestra e si appoggiano sul davanzale, a guardare la casa del nonno.

NONNO

Mia nonna è nata in quella casa, mia madre è nata in quella casa, io sono nato in quella casa, tuo padre è nato in ospedale invece, ha rotto la tradizione. Oggi non si usa più partorire in casa, ma una volta bisognava arrangiarsi. E così come ci sono nati, ci sono anche morti … in quella casa. Quei muri avrebbero da raccontare innumerevoli episodi comici e drammatici, risate, litigi, qualche rissa, qualche addio, tanti pianti e commozioni, anche cerebrali.

Lena sorride.

NONNO

Le vite si inseguono una dopo l’altra, Lena. Ma se non sei uno sfigato cronico hai sempre qualcosa di bello da raccontare, una vita completamente felice non esiste in questa dimensione, ma nemmeno una vita completamente triste. A meno che uno non parli solo delle proprie tristezze per giocare a fare la “vittima di questo mondo crudele” per farsi commiserare dagli altri.

LENA

E questa dependance? Che storie ha da raccontare?

NONNO

È stata costruita dopo la casa ed era abusiva fino a qualche anno fa. Abusiva ma più robusta di tante costruzioni non abusive che si sbriciolano alla prima scoreggia di terremoto. Quando ero giovane portavo qui le ragazze, in casa c’erano i miei genitori per cui non si poteva, ma per fortuna avevo le chiavi di questo posto, e la sera, dopo essere stato a ballare, quando me ne capitava una che ci stava venivo qui e sbam!

Lena ride.

LENA

Su quel letto scommetto.

NONNO

No, il letto l’ho cambiato tre anni fa, quello vecchio l’ho buttato.

LENA

Le ragazze dove le rimorchiavi?

NONNO

Una volta i locali non si chiamavano “discoteche”, si chiamavano “sale da ballo”, la musica era più lenta e il volume più basso, si riusciva a parlare con chi ti stava di fronte e le droghe non erano diffuse come oggi. Qualche locale esiste ancora e si è adattato ai tempi, qualche altro non esiste più. Io andavo spesso allo Sporting Club, uno di quelli che non esiste più. Se eri capace di ballare, bene o male una ragazza la trovavi, ma poi veniva il problema fondamentale di dove portarla. Le donne mature o le ricche avevano sempre un loro posticino segreto, ma con le ragazze comuni ti dovevi arrangiare: o lo facevi in piedi da qualche parte oppure nei fossi ai bordi dei campi, sulle piante secche usando i vestiti come materasso.

LENA

Gli alberghi c’erano?

NONNO

Si, ma erano pochi e troppo costosi per noi.

LENA

Beh, sai, anche oggi non è sempre facile rimediare un posto dove appartarsi.

NONNO

Però c’è più emancipazione. Così ho pensato, siccome la mia nipotina è cresciuta e matura a gran velocità, sicuramente avrà bisogno di un posto in cui rifugiarsi quando vuole stare da sola o in dolce compagnia, perciò mi sono detto: perché non passare a lei le chiavi di questo piccolo rifugio invecchiato e rianimarlo di nuova vita?

LENA

Sei veramente un grande, nonno. Non so come ringraziarti.

NONNO

Goditelo e prenditene cura, ecco come ringraziarmi.

LENA

Garantito. Anzi, ci sarebbe già un tipo con cui vorrei inaugurarlo.

Ridono.

***

INT. CASA DEL NONNO - CUCINA - GIORNO

L’arredamento della casa è semplice e in stile etnico, new age, con alcuni oggetti orientali, atmosfere calde e una biblioteca ben fornita di testi religiosi, esoterici, mistici, fantastici, artistici. In cucina, sopra una madia c’è una foto della defunta moglie del nonno.

Lena e il nonno sono seduti al tavolo al centro della stanza e la borsa a cuore è appesa allo schienale della sedia di lei. Il nonno sorseggia una tazza di caffè d’orzo, mentre Lena si rigira fra le mani la chiave della dependance.

LENA

Mi manca mio padre, non lo vedo mai. Purtroppo il lavoro lo tiene sempre impegnato in paesi in culo al mondo.

NONNO

Non è solo questione del suo lavoro, è che lui è una persona in fuga dalla realtà e da sé stesso, per questo è sempre lontano da voi e ha mandato all’aria il matrimonio con tua madre. In fondo è una persona che non ha mai trovato una propria strada, e come tante altre fanno, scappa.

LENA

Tu lo senti ogni tanto?

NONNO

Gli lascio dei messaggi in segreteria, ma non risponde mai.

LENA

Penso che mi vuol bene, però non c’è mai.

NONNO

È con sé stesso che ha dei problemi, non con te.

Lena nota la foto della nonna sulla madia.

LENA

Che dice la nonna?

NONNO

Oh la nonna sta bene. Di là si sta bene, è qui che si sta peggio. Era allegra quando era in vita, sarà ancora più allegra adesso che ha abbandonato il corpo.

LENA

A volte mi viene voglia di uscire di casa e tornare solo dopo aver fatto un lungo viaggio, magari avventuroso in giro per il mondo.

NONNO

Un viaggio alla ricerca di cosa? Quando si fa un viaggio, grande o piccolo, è sempre per andare alla ricerca di qualcosa, che sia un po’ di relax o il tesoro dei pirati o altro. Tu cosa cerchi?

LENA

Non lo so.

NONNO

Forse hai solo bisogno di sentirti libera, mentre in casa non ci riesci.

LENA

Si ho bisogno di prendere aria, senza essere guardata sempre come se facessi qualcosa di sbagliato o come se fossi io tutta sbagliata.

NONNO

Non riesci proprio ad andare d’accordo con tua madre vero?

Il nonno sorseggia dalla tazza.

LENA

No. Lei ha troppe ansie, reagisce con l’aggressività e si sfoga su di me, mi urla addosso anche senza motivo come se le avessi fatto qualcosa, io non capisco se ce l’ha con me oppure no. Ho anche pensato una cosa, ma mi raccomando resti fra noi.

NONNO

Sicuro.

LENA

(esita un po’)

A volte mi chiedo se mi ha voluta, come figlia, o se sono nata per sbaglio. Oppure se sono stata una cosa che il babbo le aveva imposto di fare.

NONNO

No, tua madre ti voleva esattamente come tuo padre, non sei nata per sbaglio, ti hanno voluta più di ogni altra cosa. Però dopo che hanno divorziato lei è molto cambiata. Andavamo d’accordo io e lei, una volta, poi quando il rapporto fra te e lei è diventato più difficile lo è diventato anche con me. Forse è gelosa del fatto che io e te andiamo così d’accordo e della confidenza che c’è tra di noi, forse pensa che a me racconti delle cose che a lei non racconti e si sfoga divenendo aggressiva.

LENA

Se ci sono cose che la turbano potrebbe parlarmene, invece di “sfogarsi” e basta.

NONNO

A volte i genitori fanno fatica a parlare ai figli e viceversa. Non è forse vero che a me hai raccontato cose che a lei non hai mai raccontato? Quando hai fatto l’amore per la prima volta, due anni fa, ricordi qual è stata la prima cosa che hai fatto il mattino dopo? Sei corsa qui a raccontarlo a me e ricordo bene com’eri felice. Invece a lei gliel’hai detto dopo una settimana e ti ho anche dovuto spingere a farlo. Lei aveva per forza notato che c’era qualcosa di diverso in te, ma tu non le parlavi, e lei si è sentita esclusa.

LENA

Poi quando gliel’ho detto però l’ha presa bene.

NONNO

Si ma dentro di sé si sarà chiesta perché non gliel’avevi detto subito, e si sarà anche chiesta se invece io già lo sapevo. Ma questo è solo uno dei tanti esempi che potrei fare dico bene?

LENA

Si.

NONNO

Ecco. Non vi parlate.

LENA

Ci ho provato, ma è inutile.

NONNO

Io andrei volentieri a farci due chiacchiere se fosse disposta ad ascoltarmi, però credo che lei riveda in me tuo padre e si chiude a riccio. Di solito le colpe dei padri ricadono sui figli, qui invece succede il contrario. Mi ha cancellato dall’agenda e messo nel libro nero alla voce “visionari in pieno rincoglionimento senile”. Lo so magari non dovevo raccontarti tutte quelle cose sulle religioni, gli alieni, la magia e la storia occulta però …

LENA

No no, hai fatto bene invece, a me piacciono quelle cose e non credo che siano fantasie.

NONNO

Lei non è dello stesso parere, per questo mi considera un cattivo esempio per te. Lei è si una donna molto pratica, ma ad essere solo pratici senza mai sognare ci si inaridisce, senza mai abbandonarsi all’immaginazione o fidarsi dell’intuito alla lunga ci si svuota, dentro.

LENA

Di questo non mi preoccupo, io ho sempre la testa nelle nuvole.

NONNO

Non è vero, non hai sempre la testa nelle nuvole, ci sono state diverse occasioni in cui ti ho vista prendere in mano la situazione ed essere molto concreta. Quando è il momento ci sei. Poi, avere sempre sempre la testa nelle nuvole non va bene di nuovo, ci vuole il “giusto mezzo” come diceva Aristotele. Tu e lei invece vi siete barricate ognuna nella sua posizione e vi siete chiuse le porte in faccia a vicenda.

LENA

Cosa posso fare se quando cerco di essere amichevole lei resta aggressiva?

NONNO

Se proprio continua ad essere aggressiva nei tuoi confronti e a non ascoltare ciò che hai da dirle, il mio consiglio è di mandarla a cagare e uscire di casa il prima possibile, fai i bagagli e via, magari vieni a stare nella dependance. Così quando si troverà da sola nel silenzio fra le mura domestiche si accorgerà di che significa, specialmente lei che in pratica non ha amici, e comincerà a vederti sotto un’altra luce.

LENA

Può essere un modo per darle una svegliata.

NONNO

In quel caso c’è da capire se ti viene a cercare per un sincero sentimento di amore o solo perché ha paura della solitudine. Una persona può compiere uno stesso gesto per amore o per paura, ma c’è una bella differenza. Spero che non arriviate mai a questo punto, e che se tu farai un viaggio lo farai per andare alla ricerca di qualcosa di bello e di profondo, non per sfuggire a tua madre, non saresti serena.

LENA

Conosci qualcuno che ha trovato sé stesso facendo un viaggio?

NONNO

Dipende dal viaggio.

LENA

Tipo … un viaggio mistico?

NONNO

Non è necessario arrivare a tanto, parlavo di viaggi in cui ti porti dietro anche la carne e le ossa. Un giro per il mondo, vivere un periodo in un altro paese, conoscere gente diversa, confrontarsi, mettersi alla prova in situazioni difficili, aprirsi. Tua madre invece si è chiusa nelle sue nevrosi, si è chiusa. Tu stai attenta a non fare la stessa fine.

LENA

Non sia mai, piuttosto mi sparo.

NONNO

Se ci pensi bene.

(abbassa la voce e si allunga in avanti verso Lena)

Se ci pensi bene, che cosa fa un tossicodipendente?

LENA

Si droga.

NONNO

Al di là dell’azione materiale. Che cosa fa? Scappa, di continuo. Scappa ma non scappa. Scappa ma non riesce a scappare. La sua via di fuga sono le droghe, ma quando poi si sveglia si accorge di essere sempre nella stessa merda di prima, per cui non è davvero scappato e ha bisogno di altre sostanze per scappare di nuovo. Quello che non fa è rendersi conto che più recita la menzogna della finta fuga nelle droghe più diventa debole, si fotte due volte con le sue mani. Poi distrugge anche il mondo che lo circonda e allontana chi potrebbe aiutarlo, si fotte quattro volte da solo, te pensa che coglione.

LENA

Quindi se io facessi un viaggio solo per fuggire sarei come un tossico.

NONNO

Certo, perché prima o poi devi tornare all’ovile, ma l’ovile è sempre uguale perché non lo hai migliorato ripiombi nella negatività da cui eri fuggita e così via, diventa un circolo vizioso. Risolvi prima ciò che ti turba e dopo, magari, completa l’opera con un viaggio, così ti sveglierai una mattina dicendo.

Il nonno sbatte una mano sul tavolo e il botto fa sobbalzare Lena.

NONNO

ehi cazzo, io ho coglioni, io quello l’ho fatto, quest’altro l’ho fatto e ci sono riuscita, ho preso ciò che volevo, mi sono evoluta, mi conosco, sono contenta e non ho bisogno di fuggire da niente e nessuno”. Non conoscere sé stessi … è causa di una profonda infelicità.

***

INT. AUTO DI ELENA - NOTTE

Elena guida. Ci sono Lena, Sara e Marika. Si divertono, bevono birra, fumano sigarette, ridono. Lena tiene la borsa a cuore appoggiata sul tappetino, fra le gambe.

SARA

Aaaaaaaa tutti a ballare stasera.

MARIKA

Abbiamo la lista o le riduzioni?

ELENA

Niente lista niente riduzioni.

SARA

Che palle!

ELENA

Non cambiamo discorso cazzo, mi ero entusiasmata con la discussione di prima, adesso lo chiedo io a voi, che cosa vi potrebbe fare un uomo di davvero disgustoso, di quelle cose che proprio gli sputeresti neanche nella faccia, sui piedi, gli sputeresti sui piedi.

LENA

Io un’idea ce l’ho.

***

IMMAGINAZIONE DI LENA

Lena e un bel ragazzo biondo corrono in riva al mare su una spiaggia assolata d’estate, si tengono per mano e ridono felici.

Il ragazzo la prende tra le braccia e la fa sdraiare sulla battigia sorreggendola per la schiena, le onde li bagnano, lui è sopra di lei, le bocche si avvicinano, lei chiude gli occhi, sta per baciarlo e a quel punto lui le fa un colossale e lunghissimo rutto nella faccia che le smuove tutti i capelli.

***

INT. MACCHINA DI ELENA - NOTTE

Ridono tutte. Sara è la più rumorosa.

MARIKA

Ommioddio!

ELENA

Non ci avevo mai pensato.

MARIKA

Questo si che sarebbe schifoso.

ELENA

Quando ti sei fatta questo viaggio?

LENA

Al cinema, volevo sbeffeggiare quelle scene romantiche dei film, tutte patinate, in cui sono tutti felici e finti mentre si baciano spensierati. Così mi è partita l’immaginazione.

MARIKA

Parliamo piuttosto della cosa più bella che potrebbe farti un uomo.

SARA

(con una birra e una sigaretta in mano)

Ragazze, stasera ho voglia di cazzo! Uno vero però questa volta! Non un mezzo finocchio!

MARIKA

Di quelli con le vene gonfie che fanno le ondine sotto la pelle.

LENA

(prendendo in giro Marika)

Uuuuu, sentila, le ondine sotto la pelle.

Sara prende Marika per il mento e le scuote la testa.

SARA

Ne hai voglia anche tu, eh?

ELENA

Ehi non rovesciatemi la birra sui sedili o stasera il cazzo ve lo do io sulla testa.

***

STRADA - NOTTE

La macchina sfreccia lungo la strada illuminata dai lampioni, mentre in sottofondo si ode l’urlo di Sara.

***

EST. DECADENCE - NOTTE

C’è una folla di giovani in fila davanti all’ingresso, fra cui Elena.

ELENA

(alle amiche)

Date a me i soldi, prendo io i biglietti.

***

INT. DECADENCE - NOTTE

Le ragazze si mescolano alla folla ballando e poco dopo si dividono, andando per strade diverse.

Lena gironzola da sola con un drink in mano e la borsa a cuore a tracolla.

Marco è da solo, in un angolo del locale.

Lena si accorge di lui e si ferma a guardarlo.

***

IMMAGINAZIONE DI LENA

Dentro il Decadence, quella stessa sera. Lena e Marco sono nelle posizioni in cui lei ha cominciato a fantasticare.

Marco la vede, la raggiunge, le afferra il viso e le inclina la testa all’indietro come il ragazzo biondo nel sogno sulla spiaggia. Lena chiude gli occhi, Marco la sta per baciare, ma invece di baciarla la scaraventa contro il bancone di uno dei bar e fa sesso con lei davanti a tutti. I presenti li incitano e danno loro la carica come i tifosi allo stadio.

Un barista va di fronte a lei.

BARISTA

Cosa prendi?

***

INT. DECADENCE - NOTTE

Lena è immobile con gli occhi spalancati e la cannuccia del drink in bocca.

Sara arriva dietro di lei, le appoggia le mani sulle spalle e guarda Marco.

SARA

Chi si vede! Marco il solitario, cavaliere oscuro dei tuoi porno sogni. Anche questa volta te ne starai impalata qui come una pianta grassa a guardarlo per poi andare a casa a sgrillettarti, o hai intenzione di tirare fuori le palle e agire?

LENA

Dammi un attimo zoccola!

SARA

Guarda che ci vado io a rompere il ghiaccio per te.

LENA

No, devo riuscirci da sola.

SARA

Allora cosa aspetti, che arrivi un suo amico o un’altra ragazza a impegnarlo?

LENA

Non l’ho mai visto né con amici né con altre ragazze.


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